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Collirio: ecco le tipologie principali

Collirio: ecco le tipologie principali

28 Marzo 2020

Possono dare sollievo agli occhi stanchi, idratare le pupille secche o curare patologie oftalmiche, come cataratta o congiuntivite: i colliri sono medicinali, sia da banco che acquistabili dietro prescrizione medica, in grado di favorire il benessere dell’occhio.

Quanti ne esistono in commercio? Le varianti di collirio disponibili in farmacia sono davvero numerose e utili a risolvere disturbi di diversa natura.

Ecco una veloce guida per comprendere come vengono classificati i colliri.

  1. Colliri per occhi secchi

Sono formulati con sostanze umettanti per dare sollievo agli occhi affaticati e inariditi, donando la giusta idratazione e ripristinando il corretto livello di umidità oculare. Utili per lenire la secchezza causata da fattori esterni come vento, smog o eccessiva esposizione a schermi elettronici, i colliri per occhi secchi lubrificano e, talvolta, stimolano le ghiandole lacrimali per aiutare la naturale produzione di lacrime.

  1. Colliri antistaminici

Aiutano a lenire prurito, fotofobia, rossore e lacrimazione oculare dovuti all’azione di agenti allergici, specialmente stagionali. Spesso disponibili come farmaci per automedicazione, ottenibili quindi senza ricetta medica, i colliri antistaminici svolgono un’azione anti congestionante ed agiscono anche come medicinale profilattico, per prevenire l’insorgenza dell’allergia stessa.

  1. Colliri antinfiammatori

In caso di infezioni critiche o fenomeni flogistici di elevata intensità, quando i farmaci più delicati non hanno mostrato un’apprezzabile efficacia, è possibile ricorrere a colliri arricchiti con principi attivi steroidei. Da utilizzare sempre sotto controllo medico, questi medicinali vanno impiegati per un breve e limitato periodo di tempo, per non correre il rischio di effetti indesiderati anche gravi.

  1. Colliri antibiotici

Sono formulati per combattere le principali infezioni batteriche che colpiscono l’occhio come, nella maggior parte dei casi, la congiuntivite. Disponibili dietro prescrizione medica, i colliri antibiotici vanno utilizzati sempre sotto controllo specialistico, per verificare la reazione dell’occhio e scongiurare fenomeni allergici.

  1. Colliri per curare il glaucoma

Esistono colliri formulati per ridurre la formazione di umore acqueo e curare l’alterazione della pressione intraoculare tipica del glaucoma: una patologia importante, che rappresenta una delle principali cause di cecità.

Rallentare la comparsa dei capelli bianchi con gli integratori

Rallentare la comparsa dei capelli bianchi con gli integratori

26 Marzo 2020

La comparsa del primo capello bianco è un duro colpo per molti: un segnale inequivocabile che l’invecchiamento sta ufficialmente iniziando.

La causa della canizie – così si indica tecnicamente il fenomeno dei capelli bianchi – è da ricercare nel calo della melanina presente nei bulbi piliferi del cuoio capelluto.

Con il passare degli anni la concentrazione di questo elemento diminuisce, rendendo meno efficace il processo di pigmentazione.

La decrescita della melanina nei capelli, quindi, lascia la chioma sempre più priva del suo colore naturale e la espone ad un progressivo sbiancamento.

Si tratta di un percorso naturale che può essere, però, influenzato da diversi fattori: come una carenza di minerali o un deficit vitaminico, che possono compromettere la naturale rigenerazione cellulare ed accelerare la comparsa dei temutissimi capelli bianchi.

Ecco come agire.

Supplementi vitaminici contro i capelli bianchi: ecco i migliori

Assumere integratori vitaminici può rallentare l’incanutimento. Ecco quali sono i più attivi:

  • Rame: un elemento critico per favorire la produzione di melanina e sostenere la pigmentazione dei capelli. Dove trovarlo? All’interno di integratori specifici o in alimenti come le lenticchie, i semi di girasole o le mandorle;
  • Vitamina del Gruppo B: tutte le vitamine del gruppo B, in particolare la B12 e la B5, sono importanti per garantire la vitalità e la salute dei capelli;
  • Selenio: un principio attivo antiossidante e stimolante per il sistema endocrino, in grado di sollecitare la produzione di alcuni ormoni connessi con la salute dei capelli e con il loro processo di invecchiamento;
  • Magnesio: quando manca questo elemento, il corpo inizia a produrre radicali idrossili che agiscono come agenti sbiancanti e fermano la produzione di tirosinasi, l’enzima connesso con la produzione di melanina.

Se la comparsa dei capelli bianchi ti spaventa, in farmacia puoi trovare numerosi integratori utili per dare sostegno all’organismo e favorire il processo di rigenerazione cellulare del cuoio capelluto. Chiedi all’esperto!

Farmaci che causano sonnolenza: ecco quali sono

Farmaci che causano sonnolenza: ecco quali sono

24 Marzo 2020

Per ognuno c'è un foglietto illustrativo che ne spiega posologia, precauzioni d'uso ed effetti collaterali. Stiamo parlando dei farmaci e in particolare di quelli che provocano sonnolenza.

Per alcuni tipi di medicinale questo effetto collaterale è prevedibile e piuttosto diffuso. Per altri di uso più comune, invece, è tutt'altro che scontato e spesso può causare dei problemi.

Vediamo insieme i più diffusi.

  • Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS)

Comunemente usati per ridurre le infiammazioni e alleviare i dolori, possono provocare stati di sonnolenza e riduzione della prontezza dei riflessi.

  • Antistaminici e antinfluenzali

Riducono i sintomi delle allergie, i casi di congestione nasale e sintomi influenzali. Alcuni dei loro componenti agiscono sul sistema nervoso o inibendo il rilascio di istamina. Questo può causare la comparsa dei sintomi del sonno.

  • Ansiolitici e antispastici intestinali

Possono contenere le benzodiazepine, molecole capaci di agire sul sistema nervoso centrale. Riducono stati di ansia, panico e coliti su base psicosomatica provocando però effetti collaterali molto marcati.

  • Antidepressivi

Nelle ore seguenti alla loro assunzione possono manifestarsi forti ripercussioni sulla capacità di rimanere svegli. Un problema soprattutto per chi non è abituato a gestire questi sintomi.

  • Anticonvulsivanti e farmaci per il trattamento del morbo di Parkinson

Agiscono sul sistema nervoso centrale causando, a volte, attacchi di sonno prolungato e improvviso. Fate attenzione!

Chiedere consiglio al medico e al vostro farmacista circa la tipologia, la modalità d'uso e gli effetti collaterali associati ad ogni farmaco è fondamentale e, in ogni caso, evitate sempre di bere alcolici e di mettervi alla guida dopo la loro assunzione.

Aspirina: può davvero favorire il concepimento?

Aspirina: può davvero favorire il concepimento?

21 Marzo 2020

Che gioia la maternità. Ma quanto è difficile, a volte, riuscire a rimanere incinta. Sono molti i fattori fisici e psicologici che influenzano il processo del concepimento, ed è per questo che, per favorirlo, sono stati studiati dei piccoli "aiuti".

Il vicepresidente dell’American Society for Reproductive Medicine (ASRM), Richard Paulson, ha dimostrato come, l'assunzione di un quarto di aspirina al giorno, aumenterebbe le probabilità di aspettare un bambino.

Benefici e controindicazioni

Questa tesi è supportata dal fatto che, questo farmaco, favorisce il flusso sanguigno nel bacino, addensando la quantità di sangue a rivestimento dell'utero. In questo modo aumenterebbero le possibilità di gravidanza in un tempo minore, grazie anche alla nota capacità antinfiammatoria del medicinale.

A sostegno di quanto dichiarato dal Dott. Paulson, sono stati condotti degli studi che dimostrano come, su un campione di 1200 donne comprese tra i 18 e i 40 anni, l’aspirina abbia aumentato la fertilità del 20% circa.

Ovviamente, tenendo conto dell'utilizzo quotidiano del farmaco, è importante consultare il personale medico valutandone i rischi. Nel caso di allergia al principio attivo del paracetamolo o in presenza di donne che manifestano disturbi a livello digestivo, infatti, sarebbe meglio evitare l'adozione di questo trattamento, poiché l'aspirina potrebbe causare dei problemi e scatenare degli effetti collaterali.

Per evitare di incorrere in disturbi di varia natura o di sottoporsi a trattamenti inefficaci, rivolgetevi sempre al vostro specialista di fiducia e al farmacista, che sapranno indicarvi i metodi e i prodotti migliori per favorire il concepimento in modo sereno e senza controindicazioni, garantendovi un percorso verso la maternità sereno fin dai suoi primi attimi.

Crampi notturni: cosa sapere

Crampi notturni: cosa sapere

19 Marzo 2020

Vi siete svegliati nel cuore della notte in preda ad un crampo improvviso? Non preoccupatevi: le contrazioni involontarie dei muscoli rappresentano un disturbo molto comune.

Le cause, infatti, sono molteplici: dallo sforzo atletico, alla poca idratazione, fino alla carenza di sali minerali, tutte queste condizioni possono essere alla base dei fastidiosi crampi notturni.

Che fare, quindi, per evitare che i crampi notturni ai polpacci, ai piedi e alle cosce possano provocarci grande dolore nella notte?

Curate innanzitutto l’alimentazione: bevete almeno 2 litri di acqua durante il giorno per idratare i muscoli e privilegiate cibi ricchi di magnesio, come bietole, spinaci, noci, mandorle, anacardi, lenticchie e fagioli, e di potassio, come fagioli e semi di zucca.

Se solo con la vostra dieta il fabbisogno giornaliero di magnesio e potassio non viene coperto, potete aiutare il vostro organismo con Integratori alimentari di sali minerali, indicati in caso di debolezza muscolare e crampi.

Ma non è tutto: per dire definitivamente addio agli spasmi muscolari notturni, anche l’esercizio fisico mirato rappresenta un ottimo toccasana.

Bastano alcuni minuti durante il giorno per sciogliere le tensioni agli arti inferiori. Come fare? Posizionatevi a circa un metro da una parete, in piedi, quindi sbilanciate leggermente il vostro corpo verso il muro, prestando attenzione a tenere le braccia ben distese. Toccate la parete con le mani e mantenete questa posizione per almeno 5 secondi. Ripetete l’esercizio per almeno 20 volte, la mattina e la sera.

E se dovesse capitare ancora un crampo notturno? Mantenete la calma, estendete la gamba contratta e tirate verso di voi il piede. Così facendo, tutto passerà in pochi secondi.
Acido folico in gravidanza: cos’è e a cosa serve

Acido folico in gravidanza: cos’è e a cosa serve

17 Marzo 2020

Sei in dolce attesa o stai pianificando una gravidanza?

Non dimenticare di assumere l’acido folico: una vitamina del gruppo B fondamentale per l’organismo e cruciale per un corretto sviluppo del feto.

I benefici dell’acido folico in gravidanza

L’acido folico svolge un ruolo molto importante durante la gestazione, sin dalle prime settimane dopo il concepimento.

Questa vitamina, infatti, favorisce una solida costruzione delle cellule in gravidanza, contribuisce ad un corretto sviluppo del condotto neurale e facilita una formazione sana della colonna vertebrale del piccolo.

Assumendo regolarmene acido folico è possibile prevenire gravi malattie neonatali come la spina bifida, l’anencefalia e l’erniazione del tessuto cerebrale.

Non solo: grazie alla sua azione, l’acido folico riduce la possibilità di difetti a carico del sistema nervoso, di malformazioni delle labbra e del palato e di patologie cardiovascolari congenite nel bambino.

Quando assumere acido folico?

Per favorire una corretta assimilazione di questa preziosa vitamina, è consigliata l’assunzione di acido folico a partire da almeno 3 mesi prima del concepimento, così da accumularne una buona riserva.

Durante le primissime settimane di vita all’interno dell’utero, infatti, fornire all’embrione in via di formazione un apporto adeguato di acido folico è cruciale per sostenere l’intenso lavoro cellulare e per supportare i processi di sintesi di molecole come il DNA, l’RNA e le proteine.

Se l’assunzione preventiva di acido folico non fosse possibile, non appena avrai la certezza di essere in gravidanza – sempre sotto supervisione medica – integra subito questo elemento nella tua dieta quotidiana, per tutto il primo trimestre.

Vuoi saperne di più?

Per approfondimenti, dosaggi e posologia chiedi consiglio al tuo farmacista di fiducia!

Mononucleosi: come riconoscerla e combatterla

Mononucleosi: come riconoscerla e combatterla

14 Marzo 2020

Da molti conosciuta come la malattia del bacio, la mononucleosi è una frequentissima patologia virale e contagiosa causata dal virus Epstein-Barr, appartenente alla famigerata categoria degli herpes.

Il suo principale veicolo di contagio è la saliva, ovvero le particelle virali in essa contenute. Una malattia tanto frequente quanto prolungata nel suo ciclo di vita: alcuni studi, infatti, hanno evidenziato come la mononucleosi colpisca nel mondo circa il 90% degli individui, con un decorso fino a 6 settimane.

I principali sintomi della patologia vanno dal mal di gola, alla febbre, ad un costante senso di spossatezza, fino ai linfonodi ingrossati e tonsille infiammate. Tuttavia, non è insolito che dopo il periodo di incubazione, che può arrivare anche ad un mese, la malattia si sviluppi in maniera asintomatica, senza dare segnali particolarmente evidenti o caratteristici.

In generale, la malattia viene solitamente contratta una volta nella vita: l’infezione, infatti, lascia un’immunità permanente nel corpo che, nella quasi totalità dei casi, impedisce alla patologia di ripresentarsi.

Per curare la mononucleosi non esiste una specifica terapia, ma i farmaci prescritti sono importanti per alleviare febbre e dolore. Come il paracetamolo e l’ibuprofene, ideali per attenuarne i sintomi. Qualora anche le tonsille siano particolarmente coinvolte ed ingrossate dalla mononucleosi, è possibile abbinare ad antidolorifici e antipiretici, anche ad una cura cortisonica antinfiammatoria.

Inoltre, il consiglio per guarire nel più breve tempo possibile è quello di stare a riposo, avendo cura di reintegrare i liquidi persi. Ultimo avvertimento: durante la malattia evitate di assumere alcol. Il fegato, già indebolito dall’infezione, potrebbe essere messo ancora più a dura prova.

Meglio non rischiare!

Correttori in crema: come scegliere il colore giusto

Correttori in crema: come scegliere il colore giusto

12 Marzo 2020

Vita frenetica, smog, cattiva alimentazione, sono tante le ragioni che possono spegnere il colorito della nostra pelle e causare imperfezioni o piccoli inestetismi. Per fortuna abbiamo dalla nostra parte dei grandi alleati, i correttori in crema. Capaci di migliorare l'aspetto del nostro incarnato, mimetizzano rossori, occhiaie e segni causati dal tempo, donando al nostro viso un colorito sano e luminoso.

Ma come si usano e come scegliere quello più adatto per una resa perfetta?

I correttori in crema si applicano generalmente prima del fondotinta con l'aiuto di un piccolo pennello piatto, di una spugnetta a goccia o con le dita. Si dividono in quattro tipologie di colore: giallo, viola, arancione e verde.

I correttori gialli sono in grado di annullare le imperfezioni grazie alla sovrapposizione di colore. Sono ottimi per coprire occhiaie violacee, borse sotto gli occhi o capillari visibili.

Diverso è il caso in cui gli inestetismi da nascondere siano di colore tendente al blu come le cicatrici scure o le macchie della pelle causate da una scorretta esposizione al sole. In questo caso la nuance ideale è quella dei correttori arancioni.

Per ridurre qualsiasi tipo di rossore della pelle, cicatrici da acne, eritemi o alterazioni della cute i correttori verdi sono l'alleato numero uno perché uniformano il colorito creando un effetto naturale e delicato.

Infine, per ravvivare il vostro incarnato e donargli un aspetto luminoso dovete scegliere i correttori viola capaci anche di attenuare il colorito grigiastro delle pelli danneggiate dal fumo o quello tendente al giallo delle carnagioni olivastre.

Chiedete consiglio al vostro farmacista di fiducia e non dimenticatevi che la pelle è l'indicatore del nostro benessere. Una corretta alimentazione e uno stile di vita sano vi aiuteranno ad avere una carnagione perfetta!
Dieta e integratori: ecco la ricetta per tutelare la salute della prostata

Dieta e integratori: ecco la ricetta per tutelare la salute della prostata

10 Marzo 2020

Come detto più volte, seguire una corretta alimentazione può migliorare la nostra salute e aiutare il corpo a svolgere correttamente le sue funzioni.

È il caso della prostata, una ghiandola maschile situata appena sotto la vescica, davanti al retto, e il cui benessere è fondamentale per la salute dell’uomo. Attraverso la prostata, infatti, passa l'uretra, il canale che porta all'esterno sia le urine che il liquido seminale.

La salute di questa ghiandola può essere compromessa da alcuni fattori tra cui:

  • la pressione elevata,
  • il diabete,
  • il colesterolo alto
  • i trigliceridi alti

che possono aumentare le probabilità di danneggiarla. Ma non solo.

Anche il vizio del fumo e l’alimentazione possono interferire con il suo corretto funzionamento e in particolare, l’assunzione di cibi ricchi di zuccheri come i dolci, le carni rosse, fritture e l’abuso di grassi saturi, sono fortemente sconsigliati per garantirne la buona salute.

Ricettario di buona salute

Per questo è importante seguire una dieta equilibrata e sobria, privilegiando alimenti come frutta e verdura ricchi di antiossidanti naturali e le proteine della soia, che svolgono un ruolo protettivo contro lo sviluppo del cancro alla prostata.

Esistono poi specifici integratori che influiscono positivamente come, ad esempio, quelli a base di:

  • serenoa repens, una pianta efficace a prevenirne l'ingrossamento e capace di ripristinare le normali funzionalità;
  • avovida, che svolge un'azione antinfiammatoria e ricostituente;
  • licopene, con proprietà antiossidanti;
  • zinco, che agisce sul sistema immunitario.

Queste sostanze, unite ad una dieta corretta e all’attività fisica, possono migliorare la salute della prostata agendo a sostegno delle sue funzionalità. In caso di necessità, quindi, potete rivolgervi al vostro farmacista di fiducia che saprà indicarvi il prodotto migliore e il trattamento più adatto alle vostre esigenze.

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